Nel precedente articolo abbiamo compreso cos’è l’autostima, come e quando si forma e quali atteggiamenti genitoriali possono favorire la crescita di una sana stima di sé nelle varie fasi di vita. In questa seconda parte, vedremo invece qual è l’utilità dell’autostima, quali sono i segnali di una buona autostima e quali quelli di una scarsa stima di sé e scopriremo più nello specifico quali strategie possono mettere in campo i genitori per favorire la crescita dell’autostima nei loro figli. Infine dedicheremo una riflessione particolare all’adolescenza, periodo cruciale per lo sviluppo della buona stima di sé.
A cosa serve avere una buona autostima?
Juul definisce l’autostima “il segreto per godere di una buona salute psichica e di un forte sistema immunitario a livello psicosociale”. L’autostima è quindi un importante elemento di salute mentale, poiché costituisce una riserva cosciente di forze che aiutano il bambino a superare con più facilità le prove delle vita ed a gestire meglio lo stress. In questo senso l’autostima si configura come un vero e proprio “passaporto per la vita”. Nessun individuo, infatti, durante la sua esistenza sperimenterà mai solo ed esclusivamente successi, il fallimento fa parte del percorso di crescita dell’essere umano: ebbene le persone dotate di buona autostima, nei momenti più difficili, potranno attingere alla riserva della buona stima di sé per ritrovare forza, fiducia e motivazione e riuscire a superare la crisi che stanno vivendo. Al contrario le persone con scarsa stima di sé, di fronte alla difficoltà, si troveranno più facilmente prive di risorse da mettere in campo per superare l’ostacolo, saranno meno motivate e fiduciose e tenderanno a soccombere di fronte alla crisi.
L’autostima costituisce quindi una riserva di forze e di energie psichiche che rimane a nostra disposizione e che è pronta ad entrare in gioco nei momenti più difficili, garantendoci la forza, la motivazione e la fiducia sufficienti ad affrontare i momenti di crisi. L’autostima diventa quindi un fattore di protezione per la qualità della vita.
Come posso aiutare mio figlio a sviluppare una sana stima di sé?
Dobbiamo innanzitutto sapere che esistono due categorie di persone che faticano particolarmente a sviluppare una sana autostima:
- Le persone (bambini o adulti che siano) che sperimentano regolarmente fallimenti, nell’ambito affettivo, lavorativo, scolastico, sportivo, amicale etc. Sappiamo infatti che la stima di sé si accresce ogni volta che viviamo un successo e tende a diminuire di fronte all’insuccesso.
- Le persone troppo ambiziose, che si pongono mete eccessivamente alte perché siano realizzabili, che raggiungono obiettivi senza dar loro importanza, che non accettano un risultato non prossimo alla perfezione, che non ammettono l’errore.
Appare allora evidente che l’atteggiamento genitoriale più favorevole allo sviluppo dell’autostima è quello che prevede la proposta di obiettivi realistici e commisurati alle possibilità del bambino, non troppo bassi da risultare noiosi e non stimolanti ma nemmeno troppo alti da ingenerare frustrazione costante.
E’ altresì importante che in famiglia ci sia una corretta gestione dell’errore, che non deve essere visto come “tragico finale” ma come occasione di riflessione, miglioramento e come passaggio inevitabile delle crescita personale, nell’ottica della maggiore importanza del processo di apprendimento rispetto al risultato finale. Occorre quindi un genitore che permetta al figlio di commettere errori (senza sostituirsi a lui per eccessivo desiderio di protezione) e che sia successivamente pronto ad essere accanto al figlio e a sostenerlo quando egli dovrà fronteggiare e risolvere il proprio sbaglio, incoraggiarlo a trovare soluzioni personali a ciò che sta vivendo ed, all’occorrenza, capace di sdrammatizzare la situazione.
E’ ugualmente importante che il genitore sappia valorizzare i successi dei figli, mettere in luce le loro caratteristiche positive, riconoscerne doti e potenzialità senza tuttavia cadere nella lode a tutti i costi, esagerata e sensazionalistica che rischia, al contrario, di creare bambini con una falsa immagine di sè.
Un clima stabile a livello affettivo ed organizzativo, con regole chiare e coerenti, con conseguenze logiche e prevedibili ridurrà il livello di stress presente in casa e permetterà ai figli di vivere la vita familiare in modo sereno, sentendosi capaci ed amabili. L’utilizzo di un linguaggio positivo, che eviti l’etichettamento, l’accanimento, il sarcasmo ed il biasimo consentirà al figlio di comprendere che, nonostante i suoi comportamenti possano essere talvolta errati e discutibili e che meritino di essere sanzionati e corretti, l’amore che i genitori provano per lui è incondizionato e che non dipende dalle sue prestazioni. La libertà di esprimere le proprie emozioni in modo adeguato (testimoniata dal comportamento dei genitori) farà sì che i figli riconoscano come buono ed accattabile l’intero loro mondo emotivo, senza censure o negazioni rispetto ad alcune parti di sé.
Infine bisogna ricordare che, in generale, i bambini imparano più da quello che vedono fare dai loro genitori, rispetto che da quanto i genitori dicono e predicano.
Avere adulti con una buona stima di sé, capaci di tollerare il proprio errore senza accanirsi, desiderosi di migliorarsi e fiduciosi nel riuscire a farlo, capaci di sorridere di se stessi, autentici, disponibili ed aperti è il migliore sostegno allo sviluppo della stima personale che un bambino possa avere.
Come posso capire se i miei figli hanno una buona stima di sé?
I bambini ed i ragazzi dotati di buona autostima di solito sono disponibili, aperti agli altri, fiduciosi nei confronti degli adulti e dei coetanei, tollerano bene le novità, sopportano più facilmente gli imprevisti. Si tratta di bambini che più facilmente si adattano alle regole e che sono più resistenti alle situazioni stressanti. Sono bambini e ragazzi che riescono a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, in grado di fare delle scelte, capaci di farsi rispettare senza sottomettere gli altri. Sanno esprimere i loro bisogni e manifestare le loro emozioni, assumersi piccole responsabilità, pianificare un compito, attuare strategie funzionali a raggiungere l’obiettivo.
I bambini con scarsa autostima, invece, possiedono con meno facilità tutte queste caratteristiche e tipicamente mettono in atto una serie di comportamenti finalizzati a compensare o nascondere le loro difficoltà.
Tipicamente i bambini con bassa autostima tendono a mostrare:
- Svalutazione di sé, minimizzando i punti di forza e sottolineando gli aspetti negativi. Spesso si pongono obiettivi troppo alti e, non riuscendo a raggiungerli, alimentano la visione negativa di sé all’interno di un circolo vizioso.
- Resistenze: per la paura del fallimento, spesso questi ragazzi mostrano resistenza rispetto alle richieste che vengono loro fatte, sia a scuola che a casa o nello sport. Talvolta, per timore di essere rifiutati dai compagni, si isolano e si mostrano provocatori o arrabbiati. In casi opposti, la paura di non essere adeguati al gruppo, li fa essere eccessivamente remissivi e servizievoli.
- Richiesta di attenzione: i bambini che hanno poca stima di sé, chiedono costantemente attenzione e conferme all’esterno talvolta con atteggiamenti seduttivi e volti ad affascinare l’altro, altre volte con modalità provocatorie o aggressive.
Una parola sugli adolescenti.
L’adolescenza è un periodo cruciale per quanto riguarda lo sviluppo ed il consolidamento dell’autostima: il ragazzo infatti deve assolvere al compito evolutivo del “trovare la propria identità”. Deve correre il rischio di staccarsi dai suoi genitori e definire se stesso, delineare la propria immagine (molto difficile in un momento in cui il corpo cambia e si modifica di giorno in giorno) ed iniziare ad avventurarsi nel mondo in modo autonomo. L’adolescenza è un periodo difficile, perché ogni ragazzo ha come compito quello di definire la propria identità, di interiorizzarla e di renderla stabile e definitiva.
Perché l’adolescente riesca a compiere questo passaggio di crescita sviluppando contemporaneamente una buona immagine di sé, è necessario che gli adulti che lo accompagnano lo aiutino innanzitutto a conoscersi, a costruirsi una immagine di sé, supportandolo nel comprendere e mettere in luce le sua caratteristiche personali e peculiari, quelle che fanno di lui una persona unica ed insostituibile, nei punti di forza ed in quelli di debolezza.
E’ inoltre necessario che i genitori aiutino i loro figli adolescenti a sviluppare un sentimento di fiducia: gli adulti devo fidarsi del loro adolescente e contemporaneamente il ragazzo dovrà avere fiducia nei genitori e viverli come punto di riferimento stabile, come base sicura a cui poter tornare quando là fuori nel mondo la vita si fa troppo dura.
Infine è opportuno che i genitori insegnino all’adolescente il valore ed il rispetto delle regole che devono essere negoziate, rispettose del desiderio di libertà del ragazzo ma anche della tranquillità e serenità delle vita domestica. Regole chiare, coerenti e compartecipate che possano far sperimentare all’adolescente la sicurezza e la stabilità ed, al contempo, la bellezza di essere in parte responsabile del progetto familiare.


