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Se chiedessimo ad ogni genitore che incontriamo cosa desidera per il suo bambino, credo che il 99% degli intervistati risponderebbe: la felicità. Una felicità non effimera e legata al momento presente, all’oggetto ottenuto, al successo facilmente raggiunto, bensì una felicità grande, piena, intensa e radicata. Avere una buon autostima è sicuramente un tassello importante di questo genere di felicità, poiché possedere una buona immagine di noi stessi ci rende più ricettivi di fronte ai successi ottenuti e contemporaneamente più resistenti rispetto agli insuccessi ed ai fallimenti che naturalmente nel corso della vita sperimenteremo.

Cos’è l’autostima e come si costruisce?

Possiamo sinteticamente definire l’autostima come l’immagine, la valutazione, l’idea che ognuno ha di se stesso sia in relazione ai propri pregi e punti di forza, che in rapporto ai propri punti di debolezza, mancanze e difetti.

In questo senso non possiamo parlare di “avere” o “non avere” stima di sé, in quanto tutti noi “stimiamo” (nel senso di valutiamo) costantemente il proprio modo di essere, piuttosto potremmo invece parlare di livelli di stima (basso, medio ed alto) che ognuno di noi attribuisce a se stesso.

La valutazione che ognuno fa di sé è strettamente dipendente dalle interazioni che  ha col mondo circostante e dal feedback che dalla realtà esterna arriva al soggetto. In sostanza, interagendo con le persone e le situazioni che ci circondano, riceviamo costantemente informazioni sulla bontà o meno del nostro modo di essere, porci, agire ed entrare in relazione. Feedback positivi tenderanno a costruire nella persona un immagine positiva di sé e ad accrescere, in conseguenza, il livello di autostima, feedback negativi, al contrario, rimanderanno al soggetto un’idea negativa di se stesso e contribuiranno ad abbassarne l’autostima.

Non tutte le relazioni con l’esterno hanno lo stesso peso e la stessa valenza nella costruzione dell’autostima. In generale possiamo affermare che più il legame affettivo è forte e maggior peso e valore avranno le informazioni di ritorno che riceviamo. Per un bambino, quindi, sono importanti nella costituzione di un buon livello di stima personale i feedback ricevuti, in prima battuta dai genitori, poi dalle altre figure di riferimento adulte (nonni, insegnanti, allenatori..) ed infine dai fratelli.

Quando si forma l’autostima?

Se pensiamo all’autostima come, sostanzialmente, un giudizio su se stessi, comprendiamo allora che, per esprimere tale giudizio, un bambino deve possedere coscienza e conoscenza di sé.

Più nello specifico, possiamo evidenziare, tre elementi fondamentali nella definizione dell’autostima:

  • La conoscenza di se stessi
  • Le abilità di valutazione che consentono di esprimere un giudizio di sé
  • La capacità di considerare in modo positivo o negativo quanto valutato

E’ chiaro che tutte queste abilità non appartengono ai bambini molto piccoli, ancora dominati da pensiero egocentrico, magico, legato al presente e senza capacità di autoriflessione. Solo attorno agli otto anni, possiamo iniziare a parlare di vera e propria autostima.

Tuttavia l’autostima è frutto, come sottolineato nel precedente paragrafo, della storia delle interazioni personali, di una storia che inizia molto prima degli otto anni, che ha origine nel momento della nascita…o meglio ancora in quello del concepimento.

Ciò significa che, se l’autostima appare valutabile e misurabile solo dai sette otto anni di età, comincia però la sua costruzione molto prima. E’il legame di attaccamento che si costituisce tra il caregiver ed il suo piccolo al momento della nascita a formare la base essenziale per l’edificazione di un buon livello di stima personale.

Autostima e ciclo di vita.

L’autostima non è qualcosa di granitico ed immutabile! Nel corso della vita, infatti, continuiamo a fare esperienza che modificano, accrescono o riducono l’idea positiva che ognuno ha di sé.

In precisi momenti della nostra esistenza, sperimentiamo situazioni che hanno il potere di farci sentire forti, competenti ed amabili oppure deboli, inadatti e fallimentari. I primi anni di vita, tuttavia, hanno un peso molto grande nello strutturarsi di una sana stima di sé, poiché costituiscono il fondamento psichico dell’essere umano.

Alla nascita il bambino ha bisogno di contenimento, nutrizione, coccola, protezione. Se il piccolo incontra adulti in grado di soddisfare questi suoi bisogni, inizierà a costruirsi un’immagine di sé come essere buono ed amabile e ad edificare un sana autostima.

Allo stesso modo, tra i 18 mesi ed i 3 anni, il piccolo avrà bisogno di adulti in grado di sostenere il suo bisogno di muoversi, esplorare, affermare la propria autonomia, decidere e scegliere. Il genitore che lascia libero il bambino di “fare da sé” all’interno di una cornice di regole chiare, ben definite, costanti e protettive, rimanderà al bambino la sensazione di “essere capace” e contribuirà alla sua buona stima di sé.

A tre-quattro anni, il bambino ha bisogno di essere compreso e legittimato nell’espressione del suo mondo fantastico, fatto di paure e fantasie. Egocentrismo e pensiero magico lo caratterizzano ed egli necessita di un genitore che accolga e sostenga anche questo passaggio delle sua crescita.

L’età scolare arricchisce il bambino del pensiero logico e gli dona un’identità “intellettuale”. Le richieste dei genitori, degli insegnanti, degli allenatori non dovrebbero essere solo prestazionali, ma ricordare che devono esser calibrate alle capacità del bambino e che richieste eccessive o, al contrario, troppo basse minano fortemente l’autostima dei bambini.

Infine l’adolescenza, uno dei banchi di prova più delicati per l’autostima. Cambiamenti fisici, sbalzi di umore, necessità di separarsi dai genitori e trovare la propria identità, rendono l’adolescente particolarmente vulnerabile. I genitori non hanno ora il compito di proteggere con accanimento il proprio ragazzo dal mondo esterno, piuttosto quello di sostenerlo nel riconoscere il suo valore, la sua autonomia e la sua capacità di farcela, rinforzando così il suo sentimento di orgoglio personale.

 

Silvia Calattini

Silvia Calattini

Ciao, mi chiamo Silvia e sono Pedagogista e Pedagogista Clinico®. Ho scelto di essere Pedagogista perché credo fermamente nel valore dell’educazione, intesa come atto utile ad aiutare una persona a sviluppare le proprie potenzialità e perché sono certa che il cammino educativo e di crescita di un individuo inizi nel momento del concepimento e termini con l’ultimo respiro. Leggi la mia biografia

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