Quello della separazione, ovviamente, non è mai un momento semplice nella vita delle famiglie e molti genitori si interrogano su come gestire al meglio questo evento, come proteggere i loro bambini e si domandano quali danni e conseguenze la rottura del loro rapporto porterà ai figli. Mamma e papà sono spesso preoccupati che la loro conflittualità possa influire negativamente sullo sviluppo dei loro bimbi e, di fronte agli agiti dei figli, si domandano se queste difficoltà saranno permanenti o meno.
Iniziamo a dire che, alcune ricerche mettono in luce come, più che la separazione sia l’alta conflittualità tra i genitori a creare più difficoltà ai bambini. Intendiamoci…in tutte le coppie si litiga e si discute, tendenzialmente però, nelle famiglie che rimangono unite, alla discussione segue una riappacificazione e la vita inizia a scorrere di nuovo tranquilla. Quando si parla di alta conflittualità ci si riferisce ad un clima relazionale all’interno della famiglia essenzialmente basato su rapporti conflittuali, litigi che non si risolvono e si perpetuano per tempi lunghi o addirittura permeato da violenza fisica o verbale. All’interno di questo panorama, i genitori sono spesso chiusi in sentimenti di rabbia e risentimento, di paura e di tensione che prosciugano le loro energie e che li rendono poco disponibili nei confronti dei bambini. Gli studi mostrano, inoltre, come anche l’indifferenza, la distanza e la freddezza tra i coniugi siano in grado di creare un clima di tensione che rende difficile lo sviluppo emotivo dei figli.
Le stesse ricerche convergono poi sul fatto che l’evento separazione, almeno nella fase iniziale, coinvolga negativamente necessariamente anche i figli, ma che, in una situazione di conflittualità ragionevole, non vi siano correlazioni accertate con danni permanenti. In sostanza i bambini dei genitori separati, non sono necessariamente più a rischio dei bambini che hanno genitori che stanno insieme. Se i genitori riducono la loro conflittualità (spesso la separazione aiuta..) e stabiliscono un clima accogliente e di sostegno per i loro figli, le difficoltà che quasi inevitabilmente questi manifesteranno all’inizio, verranno superate e risolte, ci sarà un progressivo riassestamento e, nel giro di qualche tempo, un ritorno alla normalità.
Come reagiscono i figli alla separazione dei genitori?
Diciamo che è quasi inevitabile che bambini e ragazzi, almeno inizialmente, abbiano delle reazioni negative di fronte alla separazione dei genitori. Questi vissuti sono molto soggettivi e dipendono da tantissimi fattori (età del figlio, grado di maturazione, qualità dell’attaccamento con le figure genitoriali, livello di conflittualità pregressa ed attuale, capacità di adattarsi alle nuove situazioni e molto altro..).
In generale però possiamo racchiudere in questo schema le reazioni più immediate e comuni dei bambini e dei ragazzi a seconda della fascia di età a cui appartengono.
- Fase della prima infanzia: 0-5 anni. L’adulto in questa fase delle vita, si configura come “base sicura” per il figlio, offre certezza, sicurezza e protezione. I bambini possono temere di perdere la loro base sicura ma non sono in grado di esprimere a parole un concetto così grande. Troviamo quindi spesso manifestazioni emotive e somatiche che “descrivono” i timori del bimbo e che lo aiutano ad esternare ciò che sente, senza bisogno di parole. Ad esempio potremmo rintracciare difficoltà a dormire, mancanza di appetito, forte agitazione, enuresi, regressioni nel comportamento o nel linguaggio, crisi emotive e “capricci” intensi e frequenti.
- Fase delle seconda infanzia 6-10 anni: si tratta dell’età legata alla prima scolarizzazione. L’adulto diventa guida, assume un ruolo normativo (oltre che affettivo) che sostiene ed accompagna l’apprendimento. Non è raro quindi che le difficoltà di un bimbo nell’accettare e vivere la separazione dei genitori, si riflettano sulla scuola e diventino difficoltà scolastiche e negli apprendimenti. A queste si possono affiancare disregolazione emotiva e sentimenti di vergogna rispetto ai compagni.
- Nella preadolescenza e nell’adolescenza i ragazzi sono invece impegnati nel tentativo di staccarsi dalle figure genitoriali e configurarsi sempre più come persone distinte ed autonome. La separazione dei genitori potrebbe temporaneamente bloccare questo processo (soprattutto in quei ragazzi che si iper responsabilizzano e che rimangono attaccati ad un genitore per istinto di protezione nei suoi confronti) o, al contrario, esacerbarlo (prendo la distanza da te, genitore, che hai sbagliato….magari attuando comportamenti estremi e devianti per stabilire una netta differenza tra di noi).
Cosa possono fare i genitori per aiutare i loro figli durante la separazione?
La prima cosa che i genitori possono fare per sostenere i bambini durante la separazione è quello di comunicare loro per primi la decisione presa. Talvolta i genitori sono così sconvolti o arrabbiati che, per evitare manifestazioni emotive molto forti di fronte ai bambini, chiedono ad altre persone (ad esempio ai nonni) di sostituirli nella comunicazione. Mamma e papà dovrebbero invece spiegare insieme ai figli quello che sta accadendo attraverso un messaggio condiviso e concordato in precedenza. La comunicazione deve essere centrata e chiara (no ai giri di parole o a discorsi interminabili), espressa in parole semplici e comprensibili al bambino nelle sue diverse età. Deve poi trattarsi di un messaggio concreto, che spiega ai figli cosa succederà con esattezza (dove vivranno, con chi, quando e come vedranno l’altro genitore..). Dovranno sottolineare che la decisione è LORO ed indipendente dal figlio, sollevando i bambini da qualsiasi tentativo di responsabilizzazione. Potrà essere utile affermare che la decisione è irrevocabile e che non c’è nulla che il figlio possa fare per far loro cambiare idea. Sarà altresì importante sottolineare come l’affetto per il figlio non verrà mai meno e che loro smetteranno di essere una coppia ma che saranno per sempre i genitori. Infine sarà necessario rimanere connessi emotivamente ai bambini e disponibili nei loro confronti per permettere loro di fare domande o esprimere ciò che provano.
La comunicazione rispetto al nuovo assetto familiare andrebbe data con un certo preavviso, in modo da lasciare tempo al figlio di “metabolizzare” quanto sta succedendo: ai più piccoli è sufficiente concedere qualche giorno, magari un paio di settimane di preavviso saranno necessarie ad un adolescente.
A separazione avvenuta, i genitori dovranno, invece, aver cura del legame che continuano a costruire col figlio (anche e soprattutto nel caso del genitore che trascorre con lui meno tempo). Dovranno mantenere una comunicazione sincera, aperta ed accogliente, sintonizzata sui bisogni del figlio (anche se talvolta non coincidono con i propri). Per quanto è possibile, dovranno cercare di salvaguardare l’immagine positiva dell’altro genitore agli occhi del figlio, ricordando che quest’ultimo vuole bene ad entrambi e può sentirsi ferito da commenti sgradevoli sul genitore non presente. Una buona organizzazione ed una buona routine stabilita tra i genitori, aiuteranno infine il figlio a sentirsi sicuro e protetto.
Inoltre i genitori potranno aiutare il figlio a coltivare rapporti con altre persone (amici, parenti, insegnanti, allenatori..) che possano farlo sentire circondato di affetto e sostegno.
Spesso la conflittualità tra i membri delle coppia non permette che tutti questi accorgimenti siano rispettati, sarà allora il caso di chiedere l’intervento di un professionista esterno che aiuti mamma e papà a trovare soluzioni accettabili da entrambi e centrate sui bisogni dei figli.



