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La sensazione più comune che un genitore prova quando il proprio figlio diventa preadolescente è quella dello smarrimento. Si fatica a riconoscere il proprio bimbo, che sembra diventato un altro dalla sera alla mattina, ci si rende conto della difficoltà di dover elaborare velocemente strategie educative diverse, nuove ed adatte al differente periodo di crescita dei ragazzi e si fanno i conti con la responsabilità di dover agire in fretta e possibilmente senza commettere errori devastanti. In questo articolo parleremo della preadolescenza, cercheremo di decifrare cosa “succede ai nostri ragazzi” e vedremo quali strategie educative possiamo mettere in campo per sostenere il cammino evolutivo dei preadolescenti.

Cos’è la preadolescenza?

La preadolescenza è una fase della vita che si colloca approssimativamente tra gli undici ed i quattordici anni di età e corrisponde circa al periodo della scuola secondaria di primo grado (scuola media). Ho scritto “si colloca approssimativamente” perché in realtà l’ingresso nelle preadolescenza può avere tempi diversi e, più spesso nelle bambine, può essere anticipato.

A livello fisico, la preadolescenza coincide con la pubertà, cioè quella fase della vita in cui si realizza lo sviluppo sessuale dei ragazzi mentre a livello emotivo corrisponde al periodo in cui i genitori, con le mani tra i capelli, si definiscono disperati di fronte ad un figlio che non riconoscono più ed i figli proclamano a gran voce che i loro genitori si sono trasformati in terribili rompiscatole, dinosauri non in grado di capire il mondo moderno ed ignobili aguzzini che non consentono loro di godere di alcuna libertà. E la parte più divertente è che tutta questa trasformazione si realizza nell’arco di una notte o poco più!! La preadolescenza piomba improvvisa in casa: il giorno prima hai un’adorabile bambina coccolona e con le treccine ed il giorno dopo ti ritrovi ad avere a che fare con una ragazzina musona ed imbronciata e cui non va più bene nulla di ciò che fai e dici. Un giorno giochi spensierato a pallone col tuo bimbetto affettuoso ed allegro ed il giorno dopo fissi interdetto i resti di un danno che neanche Attila avrebbe potuto compiere così bene!

Ma cosa succede?? C’è da preoccuparsi???

Cosa succede nella mente di un preadolescente?

Conoscere lo sviluppo cerebrale di un preadolescente è sicuramente assai utile per un genitore: lo aiuta a comprendere che i comportamenti strani, irresponsabili e repentini del figlio non sono dettati da un’improvvisa follia ma da un cervello che è ancora immaturo e, soprattutto, che non si sviluppa in tutte le sue parti con gli stessi tempi.

Durante la preadolescenza, il cervello umano si sviluppa in modo particolarmente rapido e pregnante, tuttavia alcune sue parti lo fanno più velocemente ed altre in modo più lento. Nello specifico potremmo dire in modo semplice che, durante la preadolescenza, il cervello “che pensa” è decisamente meno maturo del cervello che “sente”. Le aree deputate al sentire emozioni, infatti, (l’amigdala in particolare) sono, in questi anni, molto attive e ben formate, molto meno affidabili sono invece quelle zone del cervello che controllano il pensiero logico, la pianificazione, l’attenzione, la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni etc (funzioni che sono affidate alla corteccia prefrontale che raggiunge la sua maturazione attorno ai 25 anni di età). Tra i risultati concreti e tangibili di questo squilibrio a livello cerebrale possiamo annoverare: grandi esplosioni emotive non controllate, comportamenti impulsivi, desiderio costante di novità che possano “stimolare” e far fuggire dalla noia, incapacità di vedere il punto di vista dell’altro, difficoltà ad uscire da “qui ed ora” e di pianificare in modo consapevole il futuro.

Insomma, quando un preadolescente, vi risponde “non so perché ho agito così, non ci ho pensato”…è vero…non ci ha pensato perché il suo cervello non è stato in grado di farlo!!!

il conflitto genitore figlio è una condizione costante durante il periodo dell’adolescenza

Preadolescenza: fase importante per la crescita.

Diciamolo a gran voce: vivere la preadolescenza è faticosissimo!

Lo è per un genitore, che durante questi anni turbolenti e burrascosi, è costretto a continui giri sulle montagne russe per seguire gli alti e bassi del figlio o della figlia, che vede la sua bella casa trasformarsi continuamente in un ring sul quale si combattono sanguinose battaglie sul rispetto delle regole e su permessi, divieti e punizioni e che vive col fiato sospeso e le dita incrociate sperando che il pargolo in questione non ne combini una troppo grossa. Ma la preadolescenza è difficile anche per i ragazzi che la vivono: è come guardarsi allo specchio la mattina e non riconoscersi più (sensazione che a pensarci bene sarebbe spaventosa per tutti noi), è come essere saliti su una giostra ed essersi accorti che va troppo forte e che, nonostante l’eccitazione fa troppa paura e vorremmo scendere, è come perdere la pelle a poco a poco ma senza riuscire a vedere come saremo una volta compiuta la trasformazione!

Tuttavia, nonostante le evidenti difficoltà che comporta, la preadolescenza è un’età bellissima e positiva: è la fase che la vita ci concede per operare una transizione tra la coccola del nido familiare e l’affascinante ma spaventoso mondo esterno, sono gli anni in cui l’essere umano può sperimentarsi in un andirivieni tra il tentativo di essere grandi e la sicurezza che si può ancora essere piccoli e protetti, è la rete che ci accoglie se, durante un tuffo nel mondo, sbagliamo la spinta ed i tempi e rischiamo di “sfracellarci al suolo”.

Ruolo dei genitori durante la preadolescenza.

Il preadolescente potrebbe quindi essere paragonato a quella persona che possiede un’auto (un cervello ed un corpo) in grado di andare a 300 km/h ma non ha la patente per guidarli. Ecco allora il ruolo dei genitori: quello di guidare quell’auto al posto del loro figlio, ma insegnandogli poco a poco come si fa e lasciandogli gradualmente e con prudenza il volante, cosicchè, nel giro di pochi anni, il ragazzo sia in grado di guidare da solo.

Di seguito elenco alcune strategie pratiche che penso possano essere utili a te, genitore, per affiancare il cammino dei tuoi figli negli anni delle preadolescenza:

  • Mantieni la calma: lo so che sembra infinito e strano, ma quello che succede è tutto normale e…soprattutto….finisce!
  • Tieni ben salde le redini: non commettere l’errore di pensare che tuo figlio ormai è grande ed è in grado di decidere da solo: ora più che mai ha bisogno di te, della tua presenza, del tuo esempio e del tuo sostegno (anche se lo nega con tutte le sue forza)
  • Osserva attentamente e cerca di capire quali scelte, di volta in volta, può operare in autonomia: ricorda che il tuo compito non è quello di trattenerlo a te ma di lasciarlo andare nel mondo … quindi libertà in piccole dosi
  • Non prenderla sul personale: tuo figlio dice che ti odia ma non è vero, è il suo cervello emotivo in fiamme che parla! Non cedere nel concedere tutto per paura di non essere amato, non serve e rischi di mettere in pericolo il tuo preadolescente.
  • Dialoga con lui/lei…per quanto te lo permetta! Adattati ai suoi tempi, aspetta che sia disponibile, sfrutta i momenti di apertura che spesso sono imprevisti ed imprevedibili (mentre ti asciughi i capelli in bagno o pulisci la verdura per la cena). E’ nel dialogo che ci si conosce e si capisce il punto di vista altrui
  • Scegli le tue priorità: decidi quali sono le cose importanti su cui discutere ed importi e quelle che possono essere momentaneamente tralasciate
  • Cerca di essere coerente e credibile: i ragazzi ascoltano poco ciò che gli adulti dicono ma osservano molto ciò che gli adulti fanno. Sii un esempio.
  • Non pensare che sia inutile spendersi..tanto non cambia niente: ciò che semini in questa fase della vita lo raccogli molto più tardi! Insisti e non arrenderti, i frutti arriveranno dopo!

 

Silvia Calattini

Silvia Calattini

Ciao, mi chiamo Silvia e sono Pedagogista e Pedagogista Clinico®. Ho scelto di essere Pedagogista perché credo fermamente nel valore dell’educazione, intesa come atto utile ad aiutare una persona a sviluppare le proprie potenzialità e perché sono certa che il cammino educativo e di crescita di un individuo inizi nel momento del concepimento e termini con l’ultimo respiro. Leggi la mia biografia

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